Soliloquest

Come mia moglie prontamente attesterò, io, a volte (molto meno spesso di quanto lei sostiene) blater. Questo è quello che lei chiama. Anche se personalmente penso che la mia blather-propensione sia una forma di gioco e, quindi, al di là di ogni rimprovero, in quanto è discutibilmente una componente centrale di molti dei miei interessi professionali, questa cosa blaterante che a volte (anche se non così frequentemente come Delight of My Life claims) fai.

Mi piace blaterare. Mi dà l'opportunità di immergere il mio dito metaforico nel mio flusso di coscienza e osservare le sfumature del significato che si propagano nell'esistenza e non. Dopo aver trascorso innumerevoli ore concentrate a forgiare frasi sulla fiammata fucina di sondaggi concettuali, cosa c'è di meglio che rinfrescare i miei proverbiali tacchi nel flusso fertile delle mie vaghe menzioni.

Mia moglie spesso consiglia di continuare le mie ricerche sugli aspetti più raffinati dell'arte del blathering da qualche altra parte, da qualche parte molto, molto, molto, molto lontano, senza di lei. E devo dire che lei è del tutto corretta in questo. Ha portato i suoi momenti di pace necessari, e mi ha dato l'opportunità di indagare ed elaborare la gioia e l'arte del blaterare, dove posso baciarlo ancora e ancora e ancora fino a quando non mi ritrovo ad avvicinarmi a qualcosa di molto vicino all'apoteosi di blateraggio, che fino ad ora ho designato come il "soliloquest".

"Benoit Constant Coquelin" by Napoleon Sarony - Library of Congress Prints and Photographs Division Washington, D.C. 20540 USA. Licensed under Public Domain via Wikimedia Commons
Fonte: "Benoit Constant Coquelin" di Napoleon Sarony – Biblioteca del Congresso, Divisione Stampe e Fotografie Washington, DC 20540 USA. Autorizzato con dominio pubblico tramite Wikimedia Commons

Per intenderci, ho adottato una forma teatrale nota come "soliloquio" in cui tradizionalmente si parla, da soli, ad un pubblico. Ho quindi presentato a questo l'arte del blater, trasformandomi in soliloquio e soliloquzato. Faccio lunghe passeggiate, durante le quali non mi diletto solo con me stesso (parlando in toni moderati ea volte sommessi adatti a chi ha il proprio pubblico), ma blaterando in accenti, in rima, quando necessario, lingue così straniere anche io non so cosa sto dicendo.

Perché io, come ho già detto altrove, ho costruito la mia Hollywood privata.

Prendo questo sul serio, questi miei soliloquio, sondando la natura di questa forma di gioco autocentrica in modo così completo, così minuscolo, così superficiale, che io, alla fine, con la presente, potrei condividerla più chiaramente con te, che prendo io essere un rappresentante dei pochi meritevoli.

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